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Come proteggere la pelle naturalmente dal sole

Proteggi naturalmente la tua pelle al sole

I benefici della luce solare

Con l’arrivo della bella stagione, le lunghe giornate di sole stimolano la voglia di stare all’aria aperta. I benefici della luce solare sono molteplici, ma l’esposizione solare potrebbe nascondere delle insidie, come eritemi solari e scottature.

Le radiazioni potenzialmente dannose per la pelle sono i raggi UVA e quelli UVB.

I raggi UVA contribuiscono in maniera minore all’abbronzatura, ma possono creare maggiori danni perché penetrano negli strati più profondi dell’epidermide. Sono i principali responsabili del photoaging che genera radicali liberi e, di conseguenza, un prematuro invecchiamento della pelle, la comparsa di macchie solari e di rughe.

I raggi UVB invece, agiscono a livello dell’epidermide stimolando la produzione di melanina e regalando alla pelle una colorazione dorata, ma senza un’adeguata protezione possono provocare eritemi e scottature.

 

Gli integratori

Per evitare questi inconvenienti possiamo agire innanzitutto in maniera preventiva, utilizzano integratori a base di complessi vitaminici costituiti principalmente da beta carotene – pro vitamina A -,vitamina C e vitamina E uniti ad integratori con principi attivi antiossidanti per evitare i danni prodotti dai radicali liberi.

Durante l’esposizione diretta è inoltre necessario proteggere la pelle con creme solari che abbiano un filtro protettivo  in grado di proteggerla sia dai raggi UVA che dai raggi UVB.

Pochi accorgimenti possono garantire un’abbronzatura perfetta senza scottature come ad esempio:

  • esporsi in maniera graduale al sole utilizzando il prodotto più adatto alla propria pelle
  • evitare l’esposizione solare nelle ore più calde della giornata
  • utilizzare la crema protettiva anche in caso di cielo coperto, pioché i raggi UVA e UVB sono ugualmente presenti
  • applicare la crema protettiva almeno 30 minuti prima dell’esposizione diretta in modo da farla assorbire bene ed applicarla ogni 2 ore e dopo ogni bagno o doccia
  • prestare maggiore attenzione alle zone più delicate come viso, décolleté e contorno occhi, dove è consigliabile l’uso di prodotti con alto fattore di protezione insieme a stick solari
  • a fine giornata applicare sempre un doposole specifico per ripristinare il film idrolipidico della pelle, lenire i rossori far durare più a lungo l’abbronzatura

Godere dei benefici del sole si può, l’importante è proteggersi!

I nostri prodotti “top”

Nella nostra offerta puoi trovare i prodotti solari vincenti per proteggere la tua pelle.

I nostri prodotti sono tutti senza filtri chimici, ma solo filtri fisici e non contengono nanoparticelle che sono dannose (e tossiche)

I filtri fisici agiscono in modo meccanico. In pratica riflettono e disperdono i raggi solari perché contengono sostanze opache (biossido di titanio, ossido di zinco) che funzionano da “specchio”, respingendo, senza distinzione, tutte le radiazioni. I filtri chimici invece contengono molecole organiche complesse (oxibenzone, fenilbenzilimidazolo, acido sulfonico, butil metoxidibenzoilmetano, etilexil metoxicinnamato), che assorbono l’energia della radiazione solare e la restituiscono in parte, sotto forma di calore. Fonte: Focus

 

Tra i migliori solari sul mercato nei nostri punti vendita trovi quelli di Darphin, creme incredibilmente setose che coccolano la pelle e aiutano a prevenire danni cutanei e la comparsa di segni legati al foto-invecchiamento.

Solari Darphin

Ma anche il Monoi de Thaiti di Helan, originario dell’arcipelago polinesiano, è un prodotto a denominazione di origina controllata che ne garantisce sia la provenienza che le modalità di preparazione secondo le più genuine tradizioni locali.

Helan Solari Farmanatura

Da noi trovi anche i prodotti Nature’s, la protezione solare naturale per tutta la famiglia. Una linea di prodotti solari con un sistema avanzato di filtri micro incapsulati ad ampio spettro IR-Sun. Creme solari con ingredienti bio per un’abbronzatura sicura e senza rischi per la pelle.

Nature's Solari Farmanatura

 

 

Riassumendo

Nella scelta dei prodotti che puoi trovare nei nostri punti vendita il principio portante è l’assenza di prodotti tossici (come i filtri chimici e le nanoparticelle).

Scegli un prodotto che ti protegga e non sia nocivo per te.

Ti aspettiamo in negozio!

 

 

Fonti: www.natures.it; www.cure-naturali.it

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Herbaria 2017 – Presentazione

copertina herbaria 2017

 Presentazione:

ERBORISTERIE FARMANATURA da sempre è impegnata nella promozione di attività ed eventi che possano avere una valenza sociale, per arrivare ad una condivisione di valori con la propria clientela, sensibile a tali iniziative, sia per la radicazione di questi nel nostro territorio sia per la vicinanza culturale che essi esprimono.

Come esempi possiamo citare PROGETTO CUORE del 2015 e HERBARIA 2016.

E’importante sottolineare che tali eventi non hanno nessuna finalità commerciale diretta.

Finalità

Il progetto nasce da una riflessione sui risultati di numerose ricerche scientifiche nazionali ed internazionali, che hanno evidenziato il progressivo peggioramento delle scorrette abitudini, soprattutto alimentari, dei nostri bambini.

Abbiamo scelto di parlare di OGM perché è un tema di estrema attualità oggetto di discussione a livello internazionale.

L’Italia è l’unico paese che ha posto il veto, a livello comunitario, per abrogare la norma che impone di descrivere in etichetta la presenza di OGM.

La nostra finalità è quella di promuovere l’informazione sugli OGM, stimolando un dibattito che porti a scelte consapevoli.

OGM - definizione

 

Obiettivi

  • Fornire informazioni sulla diffusione degli OGM: cosa sono? Dove li troviamo? Quale potrebbe essere il futuro di un’alimentazione OGM?
  • Stimolare una riflessione sul tema
  • Trasmettere a minori e adulti una “cultura del cibo” con particolare attenzione alla propria salute
  • Centrare l’attenzione su uno stile di vita sano con un’alimentazione naturale
  • Insegnare a riconoscere e quindi a evitare, quei cibi che possono compromettere una sana crescita.

Modalità organizzative

Il progetto ha coinvolto tutte le classi terze delle scuole primarie, che hanno ricevuto un kit didattico per classe ideato appositamente per loro. Lo scopo di tale kit è stato quello di diffondere agli insegnanti e gli studenti le nozioni necessarie sul tema dell’evento.

Agli studenti delle classi coinvolte è stato chiesto di realizzare un progetto artistico sul tema, nei mesi di aprile, maggio e giugno 2017.

Tutti i lavori verranno esposti e presentati durante la manifestazione “Herbaria 2017” presso l’Auditorium Renzo Piano di L’Aquila il 30 settembre 2017.

Premio

I progetti artistici saranno visionati da esperti di riferimento e saranno in seguito giudicati da un’apposita giuria che si occuperà di selezionare il lavoro migliore che verrà premiato con la realizzazione di un laboratorio di informatica presso il circolo didattico di cui fa parte la classe che lo ha realizzato.

PROPRIETÀ DEI SEMI: PICCOLI AMICI

Scopriamo insieme le proprietà dei semi che più comunemente troviamo in vendita. Non fatevi ingannare dalle dimensioni: i semi contengono una potente miscela di grassi sani, proteine, fibre, vitamine e minerali, indispensabili per integrare le diete squilibrate.

 

PROPRIETÀ DEI SEMI: I PIÙ COMUNI USATI IN CUCINA

 

PER CHI NON AMA IL PESCE: SEMI DI LINO

Un vero “supercibo”: fibre, lignani (composti che abbassano il colesterolo) e grassi sani omega-3 (come quelli del pesce). Provateli nello yogurt o come impanatura per il pollo. Acquistateli in polvere per beneficiare di tutte le loro sostanze nutritive.

1 cucchiaio: 37 kcal, 3 g di grassi, 1 g di proteine, 2 g di carboidrati, 2 g di fibre.

PER DIFENDERSI DAL DIABETE: SEMI DI ZUCCA

Spesso chiamati anche “pepitas”, sono una buona fonte di magnesio (un cucchiaio ne contiene tanto quanto una banana), un minerale che molte persone non assumono abbastanza e che contribuisce invece a ridurre il rischio di malattie cardiache, ictus e diabete.

1 cucchiaio: 45 kcal, 4 g di grassi, 2,5 g di proteine, 1 g di carboidrati, 5 g di fibre.

PER CHI HA BISOGNO DI FIBRE: SEMI DI CHIA

La fibra solubile contenuta nei semi di chia si gonfia nell’intestino e crea un senso di sazietà che aiuta a tenervi alla larga dal cibo spazzatura. Questi semi sono croccanti, ma prendono una consistenza gelatinosa nei liquidi come frullati e yogurt.

1 cucchiaio: 60 kcal, 4,5 g di grassi, 3 g di proteine, 5 g di carboidrati, 5 g di fibre.

PER RISPARMIARE: SEMI DI GIRASOLE

Questi semi economici sono una fonte importante di vitamina E (un cucchiaio apporta un ottavo del fabbisogno giornaliero). Preferite i semi sgusciati etichettati come “crudi”: non sono fritti in olio e quindi non sono carichi di calorie.

1 cucchiaio: 51 kcal, 4,5 g di grassi, 2 g di proteine, 2 g di carboidrati, 1 g di fibre.

PER CHI HA BISOGNO DI PROTEINE: SEMI DI CANAPA

Questi semi dal gusto che ricorda la nocciola, considerati il “cuore” della canapa, sono famosi per il loro alto contenuto di proteine e omega-3. Non confondete la canapa con la sua cugina cannabis, coltivata per la marijuana. Utilizzateli in frullati e cereali.

1 cucchiaio: 57 kcal, 4 g di grassi, 3 g di proteine, 1 g di carboidrati, 1 g di fibre.

Fonte

http://www.bio-magazine.it/index.php/2017/01/09/proprieta-dei-semi-piccoli-fondamentali/

Dormire bene si può: scopriamo come

Introduzione
L’arrivo della sera rappresenta il momento in cui tutte le nostre attività volgono al termine e  proprio nel momento in cui la nostra casa diventa pian piano più silenziosa inizia in nostro cammino verso il sonno, tra le braccia di Morfeo.

Dormire è un processo biologico e psicologico insieme, che ci regala, oltre il riposo e il ristoro di corpo e cervello, la magia dei sogni. Ecco perché è fondamentale migliorarne la qualità.

Molteplici sono i vantaggi e i benefici che il dormire bene durante la notte può apportarci:

  • il risparmio energetico;
  • il ristoro muscolare;
  • il ristoro del sistema immunitario
  • per il mantenimento
  • della sua efficienza;
  • l’accrescimento e la
  • maturazione dell’organismo;
  • il restauro e il mantenimento dell’efficienza del sistema nervoso centrale;
  • l’apprendimento di informazioni;
  • il consolidamento della memoria.

Dormire e riposare sono quindi condizioni essenziali per una buona qualità della vita. Spesso purtroppo non si riesce a riposare bene, le cause dei disturbi del sonno sono molteplici e di diversa entità e variano da individuo a individuo. Per questo motivo è importante affrontarlo nel modo più adatto, cercando di capire quali sono le cause profonde che lo generano e le modalità di manifestazione.

La fitoterapia risulta molto efficace nella cura dell’insonnia proprio perché non cerca di eliminare il sintomo, ma migliorare il benessere dell’individuo. L’intento è di ripristinare, la causa (emotiva, psichica, o fisiologica) che l’ha generata senza sopprimere semplicemente il sintomo.

Per questo motivo andrebbe distinto il trattamento in base al fatto se si ha più difficoltà nell’addormentamento oppure se c’è la tendenza ad avere risvegli notturni.

Se si hanno difficoltà a prendere sonno si possono utilizzare tutti quegli estratti che favoriscono il rilassamento come, ad esempio, la passiflora, la melissa e la valeriana. Diversi prodotti e diverse formulazioni, come ad esempio, tisana, compresse o gocce,   possono essere di aiuto in questo caso.

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Se si ha, invece, difficoltà a mantenere il sonno durante la notte  si potrebbe utilizzare un prodotto che contenga melatonina insieme a degli estratti rilassanti.

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Regolazione ciclo sonno-veglia
Il nostro orologio biologico influenza alcuni processi fisiologici e condiziona le ore di veglia e quelle di sonno. Il funzionamento di questo orologio corrisponde al ciclo circadiano (dal latino circa diem, circa un giorno), il quale regola, attraverso l’azione di messaggeri chimici e nervosi, i processi organici che avvengono ogni giorno nel nostro corpo. Un regolare ciclo di sonno e veglia fa sì che il nostro orologio biologico influisca positivamente sulla produzione ormonale, ottenendo una buona condizione di vigilanza diurna e un riposo notturno soddisfacente. Durante il sonno il livello basso di adrenalina e di corticosteroidi, che sono gli ormoni associati alle condizione di veglia danno la possibilità all’organismo di sfruttare i più elevati livelli di ormone della crescita, prodotto dall’ipofisi nelle ore notturne. Dormendo, diminuisce lentamente la temperatura corporea fino a raggiungere circa un grado meno del valore serale. Quando, durante il sonno, la temperatura si abbassa e raggiunge il livello minimo, i valori di adrenalina si riducono e si continua a dormire a causa della spossatezza che ciò comporta per l’organismo. Verso il finire della notte, con le prime luci dell’alba, è invece più difficoltoso dormire o rimanere addormentati, perché verso le 5 del mattino i livelli ormonali incominciano a crescere e aumenta anche la temperatura corporea. Il ciclo di sonno e di veglia è regolato anche da un altro ormone, la melatonina, prodotto dall’epifisi  con il calare della luce solare. Ed è proprio questo ormone che dà il segnale all’organismo di rallentare le proprie attività per prepararsi al sonno.

Fasi del sonno
Il sonno non è uguale per tutta la sua durata, ma è caratterizzato da due fasi principali:

  • la fase non-REM
  • la fase REM

Il termine REM deriva dal fatto che, durante tale fase, gli occhi si muovono con movimenti ritmici rapidi (dall’inglese Rapid Eye Movements, movimenti oculari veloci). Questa fase, che si verifica di solito quattro o cinque volte per notte, è quella in cui si fanno sogni molto intensi, ed è caratterizzata dall’elevata attività cerebrale e dai rapidi movimenti oculari.

Il sonno ha diversi cicli della durata di 90-100 minuti ognuno, caratterizzati dal passaggio attraverso vari stadi del sonno e la fase REM.

  • Stadio 1. L’attività cerebrale rallenta e le onde alfa dell’elettroencefalogramma, che sono tipiche dello stato di veglia in rilassamento a occhi chiusi, vengono sostituite da onde abbastanza regolari.
  • Stadio 2. In questo stadio di sonno leggero prevalgono le onde con brevi esplosioni di attività cerebrale, i “fusi del sonno”.
  • Stadio 3. È quello del sonno profondo, con fasi di sonno REM della durata di circa 15 minuti.

Nel corso della notte diminuiscono progressivamente le fasi di sonno profondo e aumentano di durata e di intensità le fasi REM.

Un giovane adulto arriva al sonno REM più o meno 90 minuti dopo l’addormentamento; questa fase, che si ripete all’incirca ogni 2 ore, dura sempre un po’ di più fino ad arrivare al momento più lungo che precede il risveglio.

Questo terzo stadio – detto del sonno essenziale – costituito da sonno profondo e da sonno REM, è quello maggiormente riposante: succede che anche chi dorme poco, riesce comunque a soddisfare la sua esigenza quando non gli viene a mancare questo sonno essenziale.

Disturbi del sonno:Insonnia
Secondo una recente ricerca svolta da qualificati Centri del sonno italiani, più del 40% degli Italiani soffre di disturbi del sonno. La mancanza di sonno nella popolazione dei paesi sviluppati è certamente multifattoriale e può generare conseguenze serie con ripercussioni negative sull’umore, la longevità e la produttività, oltre che contribuire allo sviluppo o all’aggravarsi di altre condizioni patologiche come l’ipertensione, le cardiopatie, il diabete e la depressione. A volte più che di mancanza di sonno dovremmo parlare di “sonno di cattiva qualità”.

Uno dei disturbi del sonno più frequenti è l’insonnia, che si presenta generalmente con  la difficoltà di addormentarsi, la sensazione di non essere capaci di dormire o l’impossibilità di rimanere addormentati per tempi sufficientemente lunghi per potersi riposare.

Ne possiamo riconoscere diversi tipi:

L’insonnia transitoria: è quella che insorge dopo un evento eccitante, un’emozione intensa o una notizia buona o cattiva. In questi casi, l’ansia che deriva dal fattore esterno crea un’eccitazione tale a livello del sistema nervoso che il cervello rimane come desto e in uno stato di veglia permanente. Anche alcuni disturbi, magari banali come un forte raffreddore, o eventi esterni particolari, come il diverso fuso orario dopo un lungo viaggio, oppure i rumori troppo forti causano un disturbo non indifferente al ritmo, all’orologio biologico, e diventa difficile dormire e riposare tranquillamente. In questi casi la soluzione è quella di rimuovere il problema che è all’origine dell’insonnia.

L’insonnia a breve termine: indica quella forma che dura per un periodo di tempo limitato, generalmente non più di due o tre settimane consecutive. Le cause sono spesso di origine emotiva e conseguenti a eventi importanti della vita. Con il passare del tempo, questo tipo di insonnia tende a diminuire e a risolversi.

L’insonnia cronica: è la forma abituale e persistente nel tempo. I fattori che la determinano sono veramente molti: problemi psicologici, fisiologici, ambientali.

Molto comune è la difficoltà iniziale di addormentarsi, o i continui risvegli dal sonno leggero, che lasciano in chi ne soffre la sensazione di non essersi mai addormentato. L’insonnia può manifestarsi anche con la tendenza a svegliarsi troppo presto alla mattina.

I disturbi del sonno possono essere rappresentati dalla difficoltà a prendere sonno oppure dalla difficoltà a mantenerlo durante la notte. I rimedi naturali possono aiutarci in entrambi i casi, seppur con principi attivi differenti.

Di seguito viene riportato l’estratto di un articolo riguardante l’insonnia ed i disturbi del sonno a cura dell’Associazione Italiana di Medicina del Sonno

 

INSONNIA, NARCOLESSIA ED I DISTURBI DEL RITMO SONNO-VEGLIA

 A cura dell’Associazione Italiana

di Medicina del Sonno

 L’INSONNIA
L’insonnia si manifesta con difficoltà di addormentamento, sonno disturbato nella parte centrale della notte, risveglio mattutino precoce o con una combinazione di questi disturbi, con conseguenze negative sulla vita diurna, come difficoltà di concentrazione, attenzione e rendimento in vari ambiti della vita. L’insonnia è considerata un disturbo delle “24 ore” tant’è che gli insonni tendono a pensare al cattivo sonno e alle sue conseguenze anche durante il giorno. Alla sera invece sviluppano il timore di andare a letto e di non dormire che si associa ad una sorta di “iperattività mentale” quando si recano a letto: si stabilisce cioè un’ associazione psicologica tra “camera da letto-letto” ed insonnia. Se è esperienza comune quella di aver dormito male qualche notte, l’insonnia cronica è il disturbo del sonno più frequente, interessando quasi un terzo della popolazione. L’insonnia interessa maggiormente il sesso femminile e l’età adulta anziana; si sviluppa spesso in seguito ad eventi stressanti della vita e poi, se le persone tendono a compensare l’insonnia con comportamenti “sbagliati” come “ stare a letto sperando di dormire”, il disturbo peggiora divenendo cronico. A parte la sofferenza soggettiva, l’insonnia cronica costituisce un rischio per lo sviluppo di disturbi psichici, cardiovascolari e metabolici. La terapia psicologica tenta di ristabilire la naturale spinta al sonno, e le corrette associazioni psicologiche tra sonno e letto.

I DISTURBI DEL RITMO CIRCADIANO
I ritmi circadiani sono propri di tutti gli esseri viventi e di quasi tutte le funzioni biologiche.
Sono ritmi endogeni, geneticamente determinati, che persistono anche in assenza di stimoli esterni. Nell’uomo, il nucleo soprachiasmatico, nella parte anteriore dell’ipotalamo, ha un ruolo di coordinamento dei “tempi dell’oscillazione” e li comunica agli organi periferici. Il più forte sincronizzatore esterno è invece la luce. Il ritmo sonno-veglia è dovuto all’ interazione tra il processo circadiano ed il processo omeostatico (il fabbisogno di sonno che si accumula al trascorrere delle ore in veglia). I disturbi circadiani possono essere dovuti ad una alterazione dei ritmi circadiani in sé (disturbi da fase di sonno posticipata o anticipata) oppure secondari a fattori ambientali esterni o a situazioni sociali (jet-lag o lavoro a turni). La fase di sonno posticipata consiste in una stabile posticipazione del periodo maggiore di sonno rispetto al fisiologico ritmo sonno-veglia. Questo pattern ritardato determina insonnia cronica od eccessiva sonnolenza diurna con compromissione delle performances diurne. Questi pazienti non si addormentano prima delle 3-6 del mattino e non riescono a svegliarsi se non nel pomeriggio. Viceversa, la sindrome da sonno anticipato riguarda pazienti che si addormentano presto, rispetto alle loro abitudini o ai ritmi convenzionali, e si svegliano nel cuore delle notte (tra le 2 e le 4 di notte) per poi non riaddormentarsi più. Il diario del sonno ed un monitoraggio actigrafico (un apparecchio che registra la presenza o assenza di movimento) per una-due settimane sono gli strumenti utilizzati per effettuare una diagnosi precisa. Il trattamento consiste in un approccio multimodale che prevede l’esposizione programmata alla luce, evitare l’esposizione alla luce brillante in momenti inappropriati della giornata e l’assunzione di melatonina.

La mancanza di un buon sonno ristoratore potrebbe creare dei problemi nello svolgimento di tutte le attività giornaliere. Le piante officinali possono essere un valido aiuto che ha qualche difficoltà sia a prendere sonno che a mantenerlo durante la notte.

Di seguito un articolo riguardante la medicina naturale.

LA MEDICINA NATURALE

 UN VALIDO AIUTO PER FAVORIRE RILASSAMENTO E SONNO

Un buon riposo notturno è fondamentale per il mantenimento dello stato di salute, tuttavia i disturbi del sonno affliggono in maniera cronica o occasionale una grossa fetta della popolazione.

L’insonnia è fra i più comuni disturbi del sonno e viene definita come difficoltà ad iniziare o mantenere il sonno, sensazione di sonno non ristoratore e che compromette il funzionamento diurno. Un terzo degli adulti riferisce di aver manifestato i sintomi dell’insonnia e, come indicato dall’OMS, per il 10% della popolazione è un problema cronico che influenza negativamente le attività quotidiane portando a stanchezza, difficoltà di concentrazione, riduzione delle performance lavorative, cefalea, irritabilità e disturbi della memoria.

L’insonnia è più frequente nel sesso femminile e l’incidenza aumenta col progredire dell’età, fra chi svolge lavori su turni o chi ha disturbi medici o psichici concomitanti fra cui spiccano stress, ansia e depressione. Anche fra bambini ed adolescenti l’insonnia sembra essere un problema piuttosto frequente e rappresenta uno dei disturbi per cui viene più spesso richiesta la consultazione pediatrica.

Oltre ad applicare una corretta igiene del sonno, può essere di grande utilità rivolgersi a prodotti di origine naturale in grado di fornire un aiuto concreto nelle forme d’insonnia più lievi, nei pazienti fragili come anziani e giovanissimi o nei soggetti che hanno la necessità di evitare le conseguenze della terapia farmacologica.

La Melatonina è un ormone normalmente secreto dalla ghiandola pineale ed ha la funzione di scandire il ciclo sonno-veglia. Una recente analisi di 17 studi clinici ha dimostrato che l’integrazione di melatonina può regolare l’orologio biologico, ridurre significativamente i tempi di addormentamento ed incrementare la durata totale di sonno senza effetti significativi sulle performance psicomotorie o cognitive al mattino.

Altri rimedi fitoterapici che sono stati largamente studiati e impiegati sia in Europa che nella medicina orientale sono la teanina, amminoacido estratto dal tè verde noto per la sua capacità di ridurre lo stress mentale e fisico e di produrre una sensazione di rilassamento che predispone al sonno e riduce i risvegli notturni, la magnolia e la passiflora che stimolano la trasmissione inibitoria cerebrale, con meccanismi simili a quelli utilizzati dai farmaci, riducendo l’ansia e promuovendo il mantenimento del sonno. Diversi studi hanno riguardato inoltre gli estratti di giuggiolo, valeriana o melissa. I maggiori benefici vengono sicuramente dall’associazione di questi principi attivi che consente di sfruttare contemporaneamente diversi meccanismi d’azione ed agire sulle molteplici problematiche che possono determinare un sonno disturbato. Molti di questi rimedi naturali sono stati sperimentati clinicamente e vengono raccomandati dalle agenzie regolatorie e dalle società scientifiche. Gli attuali processi produttivi, applicati per gli integratori di qualità, consentono inoltre l’estrazione delle adeguate quantità di principio attivo e l’assenza di contaminanti ed impurezze.

Come evidenziato nell’articolo precedente, al giorno d’oggi molti adolescenti e bambini soffrono di disturbi del sonno, probabilmente a causa dell’utilizzo di apparecchi elettronici come smartphone  o computer. Alla luce di questi dati il ricorso a prodotti di origine naturale potrebbe aiutare nella risoluzione del problema. Si tratta di prodotti che, per efficacia e sicurezza provate scientificamente, possono essere somministrati anche ai più piccoli, senza avere l’inconveniente di effetti collaterali e dipendenza che possono presentare  i farmaci ed i prodotti di sintesi.

Qualche consiglio per riposare meglio
Per aiutare il riposo notturno possiamo seguire dei semplici consigli che possono aiutare a riposare correttamente:

  1. La stanza in cui si dorme dovrebbe ospitare solo l’essenziale per dormire (evitare la collocazione nella camera da letto di televisore, computer, videogiochi, ecc…)
  2. La stanza in cui si dorme deve essere sufficientemente buia, silenziosa e di temperatura adeguata (evitare eccesso di caldo o di freddo)
  3. Evitare di assumere, in particolare nelle ore serali, bevande a base di caffeina e simili (caffè, thè, coca-cola, cioccolata)
  4. Evitare di assumere nelle ore serali o, peggio, a scopo ipnoinducente, bevande alcoliche (vino, birra, superalcolici)
  5. Evitare pasti serali ipercalorici o comunque abbondanti e ad alto contenuto di proteine (carne, pesce)
  6. Evitare il fumo di tabacco nelle ore serali
  7. Evitare sonnellini diurni, eccetto un breve sonnellino post-prandiale. Evitare in particolare sonnellini dopo cena, nella fascia oraria prima di coricarsi
  8. Evitare, nelle ore prima di coricarsi, l’esercizio fisico di medio-alta intensità (per es.palestra), invece auspicabile nel tardo pomeriggio
  1. Il bagno caldo serale non dovrebbe essere fatto nell’immediatezza di coricarsi ma a distanza di 1-2 ore
  2. Evitare, nelle ore prima di coricarsi, di impegnarsi in attività che risultino particolarmente coinvolgenti sul piano mentale e/o emotivo (studio, lavoro al computer, video-giochi etc…)
  3. Cercare di coricarsi la sera e alzarsi al mattino in orari regolari e costanti e quanto più possibile consoni alla propria tendenza naturale al sonno
  4. Non protrarre eccessivamente il tempo trascorso a letto di notte, anticipando l’ora di coricarsi e/o posticipando l’ora di alzarsi al mattino.

Sembrerà strano da dirsi, ma a volte dobbiamo imparare a dormire. Il sonno, infatti, va educato, soprattutto dove le solite abitudini possono risultare errate e produrre situazioni di malessere. Alla base dei disturbi del sonno spesso si nascondono abitudini di vita sbagliate, per questo una corretta igiene del sonno potrebbe aiutare nel recupero del sonno ristoratore.

Conclusioni
Per quello che riguarda i disturbi del sonno dovremmo fare una distinzione fondamentale per trovare la soluzione più adatta al problema.
Se c’è una difficoltà nell’addormentamento abbiamo visto delle possibili soluzioni a base di estratti vegetali rilassanti, mentre se c’è la tendenza ad avere risvegli notturni si possono utilizzare prodotti contenenti melatonina.  È importante capire cosa causa questi disturbi del sonno; potrebbe esserci un malumore oppure un momento particolare della vita che provoca ansia. Se così fosse sarebbe opportuno indagare l’origine del malessere e magari cercare di risolvere il problema con l’aiuto di estratti vegetali che mirino a risolvere la situazione in essere con lo scopo finale di migliorare il benessere personale.

Bibliografia

  • Fu Bao Tian, I ritmi che scandiscono la vita. Cronoagopuntura, Bracciali
  • Monanni, Le ore del benessere. La cronobiologia, XENIA
  • Le erbe per dormire bene allegato a salute naturale – Maggio 2007-97
  • Dinges DF, Douglas SD, Hamarman S, et al. Sleep deprivation andhuman immune function. Adv Neuroimmunol 1995; 5: 97-110.
  • Rechtschaffen A.Current perspectives on the function of sleep. Perspect Biol Med. 1998; 41: 359-90.
  • Macnish R. The philosophy of sleep. Glasgow: E. M’Phun, 1830.
  • American Sleep Disorders Association. Parameters for the use of actigraphyin the clinical assestment of sleep disorders. Sleep 1995; 18: 285-287.
  • International Classification of Sleep Disorders. ASDA. Allen Press Inc.1990; Laurence USA.
  • Kayumov L, Zhdanova IV, Shapiro CM. Melatonin, sleep, and circadianrhythm disorders. Semin Clin Neuropsychiatry. 2000 Jan; 5(1): 44-55.
  • Salute del sonno Dicembre 2015

 

Aloe: una pianta dalle mille virtù

Da oltre cinque millenni l’Aloe è considerata una pianta magica:

“Rimedio dell’armonia” per la medicina tradizionale cinese, chiamata Kumari che significa dea della vita dalle popolazioni himalayane, “dono di Venere” per la cosmesi ed “erba santa”, l’aloe è stata utilizzata a scopo terapeutico in ogni epoca e cultura.

Viene celebrata fin dall’antichità, è conosciuta fin dai tempi degli Assiri, per le sue proprietà medicinali. Viene citata in scritti antichissimi, come ad esempio ne il “Papiro de Erbes” uno dei più antichi testi di medicina del 1500°.C., che ne documenta l’uso presso gli Egizi; ritenuta da quest’ultimi la pianta dell’immortalità, veniva infatti posta all’entrata delle piramidi dove serviva per indicare il cammino dei faraoni defunti verso la terra dei morti. Ancora oggi viene ritenuta protettrice e portatrice di felicità se collocata presso le abitazioni. Si crede che possa proteggere il nucleo familiare assorbendo le energie negative che vengono da fuori.

Ippocrate (460-337 a.C.) cita ripetutamente l’aloe nei suoi trattati decantandone le proprietà antinfiammatorie, rigeneranti, disinfettanti e cicatrizzanti. Cleopatra la utilizzava per le sue proprietà idratanti, emollienti e protettive, capaci di mantenere o ristabilire l’elasticità e l’aspetto giovanile della pelle.

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Dietro il suo aspetto umile e discreto, questa pianta cela ciò che è stato definito un prodigio della natura. L’Aloe o giglio del deserto, appartiene alla famiglia delle Liliacee con fusto molto corto e foglie carnose a rosetta e fiori gialli, rossi o bianchi in pannocchie. Cresce  spontaneamente in Sudafrica, Sudamerica e nelle regioni mediterranee. Come tratto distintivo presenta una straordinaria capacità di trattenere acqua anche in clima caldo e arido che le consente di sopravvivere in condizioni estremamente difficili. Il nome aloe deriva dal greco als, alos, significa “mare, acqua marina, sale” e allude al sapore del succo, amaro e salata come l’acqua di mare.

 

La famiglia delle Aloaceae comprende circa 350 varietà, ma tra quelle di grandi dimensioni ad interesse cosmetico-curtivo, si annoverano :

  • l’aloe barbadensis Miller o Vera (specie più conosciuta ed utilizzata al mondo, che fin dall’antichità ha catturato l’attenzione dell’uomo)
  • l’aloe arborescens Miller
  • l’aloe ferox
  • l’aloe chinensis

 

La parte della pianta maggiormente utilizzata è il gel presente all’interno delle foglie. La raccolta delle foglie deve essere eseguita manualmente, tagliandole alla base in modo tale che il gel interno alla foglia stessa non si ossidi venendo a contatto con l’aria. Le foglie raccolte vengono lavate in maniera accurata per passare poi alla successiva fase della decorticazione, eseguita a mano, per la rimozione delle spine e della cuticola coriacea esterna. In questo modo viene eliminata la presenza di aloina e di altre sostanze antrachinoniche, localizzate nell’involucro esterno della foglia , responsabili del sapore amaro e dell’eccessiva attività lassativa. Ogni singola foglia viene sezionata in senso verticale per controllare l’integrità del gel interno e poterlo estrarlo in maniera più agevole.

La polpa interna liberata è pronta per la produzione del succo dal quale si possono ottenere molteplici prodotti sia per uso interno che esterno.

Questa pianta conosciuta fin dall’antichità è arrivata fini ai nostri gioni mantendo inalterato il suo potere curativo. Le conoscenze delle diverse componenti e delle caratteristiche chimico-fisiche, botaniche e biochimiche hanno assunto un interesse scientifico a partire dagli anni ’40 quando vennero descritte in maniera approfondita dal prof. T.D. Rowe.

Nel corso dei decenni che seguirono sono stati svolti molti lavori riguardanti le immense proprietà dell’Aloe, raggiungendo l’apice tra gli anni ’80 e ’90. In questi anni è stata ben evidenziata la mappa delle maggiori sostanze presenti e sono stati effettuati molti studi in campo medico-scientifico in maniera più precisa.

Molti ricercatori sostengono che gli effetti benefici dell’Aloe derivano dall’azione sinergica di circa 80 classi di composti diversi e 200 molecole biologicamente attive (tab.1) che si possono ricondurre a tre grandi gruppi:

 

  1. gli zuccheri complessi (mucopolisaccaridi)
  2. gli antrachinoni
  3. i micronutrienti

 

Tab.1: Sostanze presenti nell’aloe

Vitamine

 

VitA Vit. B1,B2,B3,B6,B12 Vit.C Vit. E Acido Folico Coline

Aminoacidi essenziali

 

Isoleucina

Leucina Lisina Metionina Fanilalanina Treonina Triptofano Valina

Aminoacidi secondari

Acido Aspartico

Acido Glutammico Alanina

Arginina

Glicina

Istidina

Idrossiprolina

Prolina

Serina

Tirosina

Sali minerali

 

Calcio Fosforo Potassio Ferro Magnesio Zinco Sodio Cloro Alluminio Boro Manganese Bario Rame Cromo Silicio Stronzio

Lignine e glucosidi antrachinonici

 

Lignina Aloina A (Aloctin A, Alo-A) Barbaloina (Aloina B) Isobarbaloina Antranolo Antracene Acido aloetico Aloeresina Aloenina Acido cinnamico Acido crisofanico Olio etereo Aloe uncina Aloemodina

 

Enzimi

 

Cellulasi Carbossipeptidasi Bradichinasi – Catalasi

Amilasi Ossidasi Fosfatasi acida Fosfatasi alcalina Creatinfosfochinasi Lipasi Nucleotidasi Proteasi Ciclo-ossigenasi

Mono-polisaccaridi

 

Ace- e Aloe-mannano Glucosio Mannosio Xilòsio Arabinosio Galattosio Ramnosio Cellulosa Acidi uronici . Glucomannani Carrisyn

Altri composti

 

Acqua Lipidi polari Lipidi non polari Proteine Acido salicilico

Lecitine(ATF1011;AlexinB)

 

Tra gli zuccheri complessi spicca l’acemannano, beta-(1,4)-poli-mannosio acetilato, è il capostipite dei carboidrati complessi a catena molto lunga.

 

    ACEMANNANO

chimica

L’acemannano è biologicamente attivo nell’organismo, essendo assorbito dall’intestino senza modifiche digestive. Trattiene l’umidità nella foglia viva e porta la stessa funzione sulla pelle, favorendo idratazione e morbidezza epidermica; se immerso nell’acqua sviluppa formazione viscose. Esso svolge anche importanti azioni a livello del sistema gastrointestinale e immunitario. Questo polisaccaride contribuisce alla stimolazione delle difese immunitarie. Prima tra tutte viene stimolata la produzione di linfociti T e macrofagi da parte del timo e cellule del pancreas. L’acemannano è anche dotato di attività battericida e germicida. Denominazione comune a tutti  i suoi effetti è l’azione che permea la superficie gastrointestinale, aumentando la fluidità e la permeabilità delle membrane stesse. In questo modo vengono eliminatte le tossine.

Altro gruppo di sostanze sono gli antrachinoni, che possiedono un’ampia gamma di proprietà; sono molto diffusi nel regno vegetale. Tali composti regolano la motilità intestinale intrinseca grazie alla stimolazione dei plessi intestinali, con conseguente aumento delle peristalsi e dell’azione lassativa. Come detto in precedenza, il succo di aloe viene comunque privato della presenza di antrachinoni, tra cui l’aloina, quello maggiormente rappresentato.

chimica2

Il contenuto di micronutrienti nella pianta dell’aloe è molto alto e variegato, vantando nella maggior parte dei casi più di vent qualità diverse. Tale preropgativa rende il succo di aloe importante nell’integrazione multi-minerale e vitaminica, condizione rara in natura.

Sono innumerevoli che proprietà dell’Aloe, sia essa assunta come succo che applicata a livello cutaneo come gel. Assunto per via interna, il succo di Aloe vera depura l’organismo sia dalle tossine esogene che da quelle endogene aiutando, in questo modo, l’azione depurativa del fegato, dei reni e del sistema linfatico. Inoltre stimola e riequilibria  il sistema immunitario, aumentando le difese dell’organismo; svolge un’azione eupeptica, colagoga sull’apparato digerente con effetto cicatrizzante, riepitelizzante e riequilibrante del pH. La grande ricchezza di vitamine, minerali e amminoacidi fa del succo un ottimo antiossidante e nutreinte cellulare. I preziosi oligoelementi presenti nel succo di Aloe come manganese e selenio, costituiscono gli enzimi superosiido dismutasi e glutatione perossidasi, noti come agenti antiossidanti e antinvecchiamento cellulare.

A livello topico possiede proprietà idratanti e cicatrizzanti; è largamente impiegato in caso di ustioni, scottature solari e irritazioni della pelle. Svolge un’azione calmante e lenitiva sui tessuti infiammamti e dolenti con un’intensità pari ai farmaci di sintesi a base di steroidi con il vantaggio di non produrre effetti collaterali tossico-nocivi. L’attività antiflogistica si manifesta attraverso i tre steroidi vegetali: lipeolo, β-sisterolo e campesterolo. Ne consegue un effetto inibitorio della prostaglandine di tipo 2 che in sinergia con l’azione dell’acemannano che stimola i macrofagi e la bradichininasi che è implicata nella gestione del dolore poiché inibisce la formazione di chinine, tra cui bradichinina e interleuchina dona sollievo alle zone interessate.

Bibliografia

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Alimenti funzionali: cosa sono?

alimenti_funzionali

Oggigiorno si sente parlare sempre più frequentemente di alimenti funzionali, cioè alimenti in grado di migliorare il grado di benessere e il mantenimento dello stato di salute. Non si tratta di integratori alimentari, ma di super alimenti. Il concetto di alimento funzionale nasce in Giappone negli anni ’80, quando ci si pose il problema di migliorare la salute delle persone più in là con gli anni. Negli ultimi tempi sempre più persone si interrogano su cosa realmente siano questi alimenti e se realmente possano migliorare la qualità della vita. Nell’articolo sottostante potrete leggere come il mondo scientifico stia ponendo l’attenzione verso questi prodotti in modo dimostrare scientificamente la vera utilità nell’assunzione di questi alimenti.

ALIMENTI FUNZIONALI
LORO EVOLUZIONE

Negli ultimi anni il settore alimentare ha visto ampliarsi l’interesse verso gli alimenti “funzionali”.

Ovvero quella categoria di alimenti che comprende diverse tipologie di prodotti o ingredienti che hanno la capacità di esplicare un effetto benefico verso l’organismo che li assume, aggiuntivo, ulteriore rispetto al normale contributo nutrizionale fisiologico.

Ricorre in questo senso una definizione interpretativa dello European Food Information Council (EUFIC), secondo cui un alimento può considerarsi funzionale “se dimostra in maniera soddisfacente di avere effetti positivi su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattie (1).

L’interesse verso alimenti funzionali al miglioramento o al mantenimento di uno buono stato di benessere e di salute si è espresso negli ultimi anni sia da parte dei consumatori, che da parte della “scienza dell’alimentazione”, materia che si è fortemente evoluta sotto il profilo tecnico, scientifico e tecnologico.

Proprio la scienza dell’alimentazione estende l’oggetto di studio dalla “nutrizione adeguata” alla “nutrizione ottimale” riconoscendo che determinati alimenti sono idonei non soltanto a soddisfare le necessità nutritive, ma anche a realizzare precipue funzioni salutistiche; in questo senso, si noti, la promozione di corrette regole alimentari unite allo stile di vita sano rientra nella strategia che gli Stati e le Organizzazioni sovrannazionali ed internazionali debbono porre in essere per un perseguimento attivo della salute (2).

In questo contesto è intervenuto anche il legislatore comunitario che in diversi settori ha regolamentato e disciplinato alimenti capaci di produrre effetti benefici sull’organismo e sulla salute.

Il caso più impattante di regolamentazione di alimenti funzionali è il Reg. CE 1924/06 sulle indicazioni nutrizionali e sulla salute.

Il legislatore comunitario ha inteso disciplinare le indicazioni relative alle funzionalità degli alimenti che possono recare un beneficio nutrizionale o salutistico verso il soggetto che li consuma.

La norma individua e definisce le indicazioni nutrizionali  e salutistiche, stabilendo fra i principi generali da rispettare, che le stesse siano dotate di dimostrabilità e fondatezza scientifica, poiché è necessario che l’alimento effettivamente espleti la sua funzione anche con riguardo alle modalità e quantità di suo ragionevole consumo.

Ora il 1924 e 1925 sono i regolamenti che rappresentano in maniera più definita il concetto di funzionalità dell’alimento e che rispecchiano le sempre più attuali esigenze dei consumatori, trovando concreto fondamento scientifico.

In effetti, il legislatore comunitario ha riscontrato questo interesse verso le peculiarità benefiche degli alimenti e lo ha disciplinato, anche per l’esigenza di dare un ordine concettuale alla materia e imporre basi scientifiche e comunicazioni alla presentazione e alla enfatizzazione delle proprietà benefiche, per mantenerle in linea di confine tra alimento funzionale (ma pur sempre alimento) e farmaco.

Resta il fatto che tutte le produzioni alimentari si attesta la necessità ed esigenza che la funzionalità rappresentata sia fondata e riscontrata scientificamente in modo che il beneficio sia effettivo e riscontrabile.

Ciò giustifica in qualche modo gli studi e gli approfondimenti in corso, tesi a riscontrare la effettiva funzionalità anche in termini generali di benessere e qualità della vita.

Nell’articolo di fa riferimento al fatto che la produzione e l’assunzione di questi alimenti funzionali vada regolamentata in modo da avere la sicurezza di assumere prodotti privi di pericoli e in alcun modo nocivi.

Come si legge nell’articolo nell’atro articolo riportato, invece, alcuni claim pubblicitari potrebbero trarre in inganno e creare confusione. Non sempre, infatti, tutto quello che troviamo negli slogan pubblicitari è supportati da studi scientifiche ed è per questo motivo che c’è bisogno di regolamentare il tutto.

 salat herz

GLI ALIMENTI FUNZIONALI OGGI:
LE PROMESSE SONO STATE MANTENUTE?

Annalisa Taccari

Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari,
Università di Bologna

Lo stretto legame esistente fra dieta e riduzione del rischio di malattie condiziona fortemente le scelte dei consumatori di oggi e, di conseguenza, la domanda di alimenti con specifici ingredienti benefici per la salute è cresciuta considerevolmente nell’ultimo decennio. È sempre più frequente leggere sulle etichette frasi come “contribuisce al benessere del tuo intestino” oppure “per la salute delle tue ossa” o ancora “favorisce la riduzione dei livelli di colesterolo” e sempre più spesso si parla di cibi come fossero dei farmaci o cosmetici. Infatti è la propensione a nutrirsi in modo equilibrato e la maggiore aspettativa di vita che hanno incoraggiato l’industria alimentare a sviluppare la sperimentazione e la commercializzazione di nuovi alimenti funzionali, pronti all’uso e facilmente reperibili.

Come più volte ribadito su questa rivista, “un alimento può essere considerato funzionale se dimostra in maniera soddisfacente di avere gli effetti positivi su una o più funzioni specifiche dell’organismo, che vadano oltre gli effetti nutrizionali normali, in modo tale che sia rilevante per il miglioramento dello stato di salute e di benessere e/o per la riduzione del rischio di malattia”. Inoltre, questi devono essere alimenti veri e propri che esercitano la loro funzione sulla quantità normalmente previste da una dieta equilibrata  i cui effetti funzionali devono essere scientificamente documentati attraverso studi in vitro e trial clinici.

A questo punto è lecito chiedersi: può ogni cibo essere considerato funzionale? La risposta non è univoca perché un alimento può essere funzionale sia naturalmente che attraverso applicazioni tecnologiche, volte ad aumentare la concentrazione o la biodisponibilità di un particolare componente o mediante l’aggiunta di specifici ingredienti. Tra gli alimenti funzionali possiamo trovare quelli presenti nella dieta (tè verde. Olio di oliva…), i quali contengono composti biologicamente attivi come minerali, vitamine, acidi grassi essenziali o fibre alimentari, oppure alimenti addizionati con principi attivi di origine vegetale, antiossidanti o probiotici.

I consumatori moderni cercano un valore aggiunto reale e sono sempre più consapevoli della relazione tra alimentazione e benessere. Parallelamente al crescente interesse di questi alimenti, è emersa la necessità di definire standard di sicurezza e controlli più severi. L’applicazione di un quadro normativo deve infatti tutelare i consumatori false o ingannevoli.

Di fronte al proliferare di messaggi che saltano le proprietà nutrizionali e salutistiche viene naturale interrogarsi sulla loro veridicità. Negli ultimi anni l’Antistrust (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha “bacchettato” alcuni colossi dell’industria alimentare per aver diffuso messaggi pubblicitari, slogan capaci di confondere. Un esempio eloquente è quello di una campagna pubblicitaria di una nota multinazionale incentrata sull’alterazione fisiologica di colesterolo, ma che non offriva nessuna informazione utile a comprendere la reale efficacia del prodotto.

È bene ricordare che non esiste un prodotto alimentare che abbia il potere di abbassare il colesterolo, ma è necessario un approccio multifattoriale: il consumo di questi prodotti deve quindi essere inserito nell’ambito di un intervento di carattere generale che promuova l’adozione di uno stile di vita adeguato e non sia invece considerato dai consumatori come una facile scorciatoia.

Una corretta comunicazione è pertanto necessaria affinché le potenzialità salutistiche di un alimento possano essere implementate nella pratica.

Alla luce di quanto visto oggi i consumatori sono molto più attenti alla loro salute e sono alla ricerca di prodotti e alimenti in grado di aiutarli a mantenersi in salute. Di alimenti funzionali che possono aiutare ce ne sono molti, ma bisogna stare attenti nello scegliere quelli che siano supportati da studi clinici e scientifici, in modo da esser certi che siano rispettati tutti di standard di sicurezza e qualità. Resta inteso che alla base del mantenimento dello stato di benessere deve esserci sempre l’adozione di uno stile di vita corretto, cioè il mantenimento di un peso ottimale, alimentarsi in modo vario ed equilibrato, fare esercizio fisico e riposare correttamente.

BIBLIOGARFIA

  1. eufic.org/article/it/expid/basic-alimenti-funzionali/, 2006 con riferimento alla Azione Concertata della Commissione Europea alla Functional Food Science in Europe e con riferimento al programma di Azione Concertata della Commissione Europea, il progetto Process for the Assessment of Scientific Support for Claims on Foods (PASS-CLAIM), che si prefigge l’obiettivo di risolvere alcuni degli attuali problemi relativi alla validazione, alla conferma scientifica dei claims e alla comunicazione al consumatore.
  2. L Petrelli “I prodotti della salute”, Rivista di diritto alimentare, Luglio-Settembre 2011
  3. “Alimenti funzionali”, Chirotti editore, Dicembre 2016| anno 8-numero 20

Propoli: dal mondo delle api un prodotto dalle mille virtù

propoli ape

  La propoli è uno dei rimedi naturali più apprezzati e diffusi per curare disturbi di varia natura. Grazie alle sue proprietà antimicrobiche, antinfiammatorie e cicatrizzanti trova largo impiego nell’utilizzo di varie problematiche. Viene utilizzato in caso di mal di gola o affezioni delle prime vie aeree, oppure come cicatrizzante su piaghe o ferite.

La stagione invernale porta con se malanni come bronchiti, tonsilliti, faringiti e spesso ci troviamo di fronte alla necessità di dover prendere qualcosa per alleviare questi fastidi o dolori;  la propoli ci offre il vantaggio di assumere qualcosa che allevi i fastidiosi sintomi in tutta sicurezza, essendo un prodotto adatta alla maggior parte delle persone, sia esse adulte che bambini, con un elevato grado di sicurezza ed efficacia. In questo modo eviteremmo l’assunzione di un antibiotico che potrebbe portare problemi di  resistenza nell’organismo o magari creare qualche fastidio a livello gastroenterico.

Se avete il piacere di leggere l’articolo riportato troverete i maggiori utilizzi di questo particolare prodotto raccolto e lavorato per noi dalle api, animali straordinari in grado di regalarci un prodotto dalle mille virtù.

Attività antimicrobica della propoli:
cosa c’è di nuovo?

Elena De Vecchi, Lorenzo Drago
Laboratorio Microbiologia, Dipartimento Scienze Precliniche LITA Vialba, Università di Milano, Italy

INTRODUZIONE

Con il termine propoli (dal greco pro-polis: in difesa della città) viene indicato quel materiale resinoso generalmente di colore giallo-marrone, utilizzato dalle api per proteggere e rinforzare l’alveare stesso, nonché sigillare i favi al fine di evitare l’intrusione di ospiti indesiderati [1-3]. Il rivestimento di tutte le superfici interne dell’arnia con la propoli contribuisce inoltre alla sterilizzazione dell’ambiente, anche se questo non preserva totalmente le api da malattie e infestazioni. Per lo stesso motivo la propoli viene anche utilizzata all’interno dell’alveare per imbalsamare eventuali intrusi (“propolizzazione”) che le api hanno ucciso ma non sono in grado di portare all’esterno; in questo caso vengono sfruttate le proprietà antimicrobiche della propoli per impedire lo sviluppo della microflora putrefattiva, la cui azione potrebbe essere deleteria per la sopravvivenza dello stesso alveare [1]. L’azione antimicrobica è una delle caratteristiche principali della propoli; a questa si affiancano altre attività biologiche quali l’attività antinfiammatoria, anestetica, immunostimolante, antiulcera, epatoprotettiva, antitumorale, cicatrizzante e antiossidante [4-6]. Le molteplici proprietà della propoli sono conosciute fin dall’antichità. Gli Incas la utilizzavano infatti per curare le febbri, mentre gli Egiziani la impiegavano nei processi di mummificazione dei loro faraoni. Nell’opera “Naturalis Historia”, Plinio cita le proprietà benefiche della propoli che i soldati dell’Impero Romano ricevevano in dotazione in piccole quantità da utilizzare per medicare le ferite. Anche i manuali di medicina araba e lo stesso Corano riportano spesso citazioni circa l’efficacia della propoli. In trattati di medicina russa del XII secolo la propoli viene menzionata quale ottimo rimedio per curare il mal di gola, le piaghe e per cicatrizzare le ferite. Nonostante l’enorme popolarità, l’utilizzo della propoli rimase confinato alla medicina popolare per la maggior parte del secolo scorso. È solo a partire dal 1970 che l’attenzione dei ricercatori si è concentrata su di essa con la pubblicazione di studi scientifici su riviste internazionali. Attualmente, grazie a questi studi preliminari, sono numerose le applicazioni della propoli quale costituente principale di diversi prodotti sia dermocosmetici (creme, lozioni, shampoo, dentifrici, balsami) sia per la salute (spray, collutori, pastiglie, tinture madri). Per la formulazione di questi prodotti, la propoli viene utilizzata prevalentemente come estratto idroalcolico.

A partire dagli anni ’60 sono numerosi gli studi tesi a chiarire la composizione chimica della propoli. Inizialmente si riteneva che la propoli presentasse una composizione molto complessa [7], al punto che l’uso della propoli in medicina è stato sconsigliato sino a quando non fosse stata fatta maggiore chiarezza sulla composizione e sull’attività dei singoli componenti [1]. Da allora le conoscenze sulla composizione chimica della propoli sono notevolmente aumentate, evidenziando l’ampia variabilità e numerosità dei suoi costituenti [2, 8-10]. Essi infatti variano grandemente in funzione del tipo di flora locale, della stagione e delle zone di provenienza della propoli. Nella cosiddetta “propoli grezza” (propoli presente nell’alveare con gradi di purezza del 60- 80%) si possono distinguere sostanze aventi tre diverse origini: una componente derivante dagli essudati vegetali raccolti dalle api, una derivata dal metabolismo delle api stesse e una introdotta durante la produzione della propoli [11]. La propoli è normalmente costituita per circa il 10-30% da cere, che le api aggiungono alla propoli per renderla più malleabile, per il 50-55% da resine e balsami, per il 10-15% da oli essenziali ed per il 5% da polline. La componente vegetale è senza dubbio la più importante essendo costituita da molecole cui è ascrivibile la maggior parte delle attività biologiche osservate per la propoli. Le maggiori differenze tra le varie propoli di diversa origine si ritrovano in quelle provenienti da zone con marcate differenze climatiche. Nelle zone a clima temperato (Europa, Asia, Nord America), piante appartenenti al genere Populus, e in particolare Populus nigra, rappresentano la maggiore fonte di propoli, anche se nelle zone più fredde, come il Nord della Russia, predomina la betulla [2]. La propoli proveniente da queste regioni è caratterizzata da una composizione chimica sovrapponibile in cui prevalgono composti fenolici, quali flavonoidi agliconi e flavononi, acidi aromatici e loro derivati esterificati, esteri dell’acido caffeico con alcoli a lunga catena [11, 12]. Nelle regioni tropicali, dove diverse sono le piante e i fiori utilizzati come fonti di propoli (Cistus spp in Tunisia, Clusia spp in Venezuela, Xanthorrhoeae spp in Australia, Araucaria spp e Baccharis spp. in Brasile) (13, 14), rispetto alla propoli di origine europea, si ritrovano in maggiore concentrazione derivati prenilati dell’acido p-cumarico e dell’acetofenone, diterpeni e lignani. Per quanto riguarda il contenuto in flavonoidi, sono stati identificati sia flavonoidi analoghi a quelli presenti nella propoli di origine europea, seppur provenienti da piante diverse, sia flavonoidi caratteristici come sideritiflavonoidi e eteri di mircetina e quercetina [10, 15, 16]. Una composizione chimica differente caratterizza la propoli di origine cubana che, per la presenza di benzofenoni prenilati, si distingue da quella brasiliana e da quella europea [17, 18]. L’elevata variabilità della composizione chimica si traduce in profonde differenze nelle caratteristiche fisiche della propoli, che può variare per colore, aroma o sapore, ma anche, seppur in maniera meno marcata, in differenze nell’attività biologica, sebbene, le molecole responsabili di tali attività siano differenti. Proprio l’estrema varietà di componenti ha da sempre rappresentato uno dei maggiori problemi negli studi di valutazione dell’attività delle diverse propoli. Per questo motivo negli ultimi anni è emersa la necessità di un’armonizzazione dei metodi utilizzati, al fine di una migliore caratterizzazione delle differenti propoli, cercando di definirne le reali attività.

propoli
Meccanismo d’azione antimicrobica della propoli

Appare ormai assodato che l’attività antimicrobica della propoli non sia il risultato dettato da una singola frazione, ma piuttosto sia determinata dall’azione sinergica di alcune delle sue componenti, in particolare fenoli e flavonoidi (galangina, pinocembrina e pinobaschina) [6, 19-22]. L’azione antibatterica della propoli sembra esplicarsi a diversi livelli e attraverso molteplici meccanismi d’azione:

  1. inibizione della divisione cellulare;
  2. scompaginamento della membrana citoplasmatica e della parete cellulare;
  3. inibizione della sintesi proteica e della RNA polimerasi [23],
  4. inibizione enzimatica [24].

L’attività della quercetina è, almeno parzialmente, evidenziabile attraverso l’inibizione della DNA girasi, mentre l’azione della galangina causa una massiva perdita di potassio nelle cellule di Staphylococcus aureus, attribuibile a un azione diretta sulla membrana citoplasmatica o a un’azione indiretta dovuta a un indebolimento della parete cellulare batterica e conseguente lisi osmotica [25]. A livello di membrana è stato inoltre osservato il disaccoppiamento della trasduzione di energia e la conseguente inibizione della motilità batterica [26]. È stato dimostrato come la propoli possa limitare l’azione patogena di S. aureus interferendo con alcuni fattori di virulenza come l’attività coagulasica e lipasica o la produzione di biofilm batterico [27].

Uno studio riguardo gli effetti della propoli sui fattori di virulenza di Candida albicans ha evidenziato una riduzione della lunghezza ifale, un’inibizione dose e tempo dipendente dell’attività fosfolipasica e un’alterazione della struttura della membrana plasmatica [28].

Il meccanismo responsabile dell’attività antivirale di propoli non è stato, invece, ancora ben definito: si ritiene che l’interazione della propoli con la membrana cellulare possa bloccare la penetrazione delle particelle virali nella cellula ospite e/o indurre cambiamenti a livello intracellulare che, a loro volta, alterano il ciclo di replicazione virale [29]. È stato infatti ipotizzato che i flavonoidi presenti nella propoli possano interferire con i processi redox intracellulari indotti dalla moltiplicazione virale [30]. A sua volta, la stimolazione di questi processi favorisce la produzione di radicali liberi dannosi per la cellula. L’attività dei flavonoidi come scavengers di radicali liberi potrebbe attenuare lo stress ossidativo dovuto alla generazione di radicali liberi dell’ossigeno e, di conseguenza, esercitare un’azione antivirale [31].

EZIOLOGIA DELLE INFEZIONI DEL CAVO ORALE E DELLE PRIME VIE RESPIRATORIE: RUOLO DELLA PROPOLI

Uno degli impieghi più popolari della propoli nella medicina tradizionale è l’uso come adiuvante nella terapia delle infezioni del cavo orale e delle prime vie respiratorie. Queste ultime sono tra le patologie più comuni nei paesi industrializzati e ai primi posti tra i motivi di intervento del medico di medicina generale. Parimenti importanti sono le patologie del cavo orale ad eziologia infettiva, generalmente di natura polimicrobica e per le quali è stata evidenziata una associazione con patologie respiratorie di una certa gravità [37].

La natura di queste infezioni è assai variabile vedendo coinvolti, quali agenti patogeni, batteri, virus e, più raramente, miceti. Tra queste infezioni, particolarmente frequente, soprattutto in ambito pediatrico, è la faringotonsillite, la quale può essere causata sia da batteri che da virus [38]. Sebbene la maggior parte delle faringiti sia causata da un’ampia varietà di virus, per le complicanze che possono seguire l’infezione acuta, Streptococcus pyogenes, responsabile di circa il 15-30% delle faringiti nei bambini e del 10% negli adulti viene generalmente considerato il più importante tra gli agenti eziologici di faringite [39]. Streptococchi di gruppo C e G possono essere implicati quali agenti eziologici di faringite in adolescenti e bambini [40]. Faringiti e faringotonsilliti batteriche non streptococciche sembrano associate alla presenza di Moraxella catarrhalis, Haemophilus influenzae [41], Mycoplasma pneumoniae e Chlamydia pneumoniae [39].

Un’ampia gamma di virus è responsabile di faringiti che nella maggior parte dei casi si rivelano di moderata gravità. Tra essi i più frequenti sembrano essere Rhinovirus ed Enterovirus e, in misura minore, Coronavirus, Adenovirus, virus influenzali e parainfluenzali, il virus respiratorio sinciziale e virus erpetici (Herpes simplex, Cytomegalovirus, virus di Epstein-Barr) [38].

Alcuni di questi stessi virus possono essere anche responsabili di infezioni del cavo orale (periodontopatie ed endodontopatie), insieme a streptococchi e a batteri anaerobi, e di altre infezioni delle alte vie respiratorie (raffreddore, otite media acuta, sinusite) [42-45]. Sinusite e otite presentano prevalentemente una eziologia batterica, dove Streptococcus pneumoniae, M. catarrhalis e H. influenzae sono i batteri più frequentemente coinvolti, mentre più raramente si possono riscontrare stafilococchi e streptococchi di gruppo A [46]. Sono numerosi gli studi, soprattutto in vitro, che dimostrano come la propoli, seppur con differenze tra le diverse varietà, abbia una marcata attività nei confronti dei microrganismi sopra accennati.

IL PROBLEMA DELLA RESISTENZA BATTERICA AGLI ANTIBIOTICI

Diversi sono i fattori che devono essere tenuti in considerazione nella scelta della terapia antimicrobica delle infezioni delle vie aeree superiori (faringite e faringotonsillite, raffreddore comune, rinite, sinusite e otite media acuta). Il primo fattore è sicuramente la natura dell’agente infettante, dal momento che queste infezioni possono presentare un’eziologia batterica, virale o mista. Il secondo deve tenere conto dell’eventuale insorgenza e diffusione di resistenza agli antibiotici impiegati nella terapia dell’infezione batterica, valutando sempre la reale necessità di tale terapia, poiché se da una parte queste infezioni possono risolversi spontaneamente, dall’altra, seppur in misura minore, può permanere il rischio di complicanze se non trattate. Generalmente, l’uso di antibiotici non sembra avere importanza nel decorso dell’infezione in caso di raffreddore comune e rinite, mentre rimane auspicabile in caso di otite, sinusite e faringite streptococcica [47]. L’approccio terapeutico delle infezioni delle alte vie respiratorie è quasi sempre empirico, con un uso prevalente di β-lattamici e macrolidi. Nel caso della faringite, il fine primario della terapia antibiotica è l’eradicazione di S. pyogenes allo scopo di evitare l’insorgenza di complicanze suppurative e non suppurative [48, 49]. In tale contesto, fin dalla sua scoperta, la penicillina ha rappresentato l’antibiotico di elezione per il trattamento di faringite e faringotonsillite di origine steptococcica. Nel caso di soggetti allergici alla penicillina, hanno costituito una valida alternativa i macrolidi, soprattutto claritromicina e azitromicina. Sebbene a tutt’oggi per la penicillina non è stata dimostrata l’insorgenza di ceppi S. pyogenes resistenti, per ragioni non completamente comprese, nel 10-20% dei casi la terapia con penicillina, non essendo capace di eradicare completamente S. pyogenes, non è sinonimo di successo terapeutico [50]. Tra le possibili cause di tale insuccesso, alcuni autori hanno ipotizzato la presenza a livello faringeo di batteri produttori di β-lattamasi in grado di inattivare la penicillina, causando insufficienti livelli di antibiotico nel sito di infezione [38].

Un’alternativa ai β-lattamici è costituita dai macrolidi (eritromicina, claritromicina e azitromicina) e dai chetolidi (telitromicina) [51]. Purtuttavia, con questi farmaci, nel corso del tempo si è assistito a un notevole incremento di ceppi ad essi resistenti, seppure in percentuale variabile per i diversi farmaci nei vari Paesi del mondo [52]. In Italia la resistenza di S. pyogenes ai macrolidi, dopo aver toccato un picco nel periodo tra il 1993 e il 1997, si è ora assestata su valori pari al 30% circa [53, 54]. I chetolidi (derivati sintetici dei macrolidi), il primo dei quali ad essere approvato è stato telitromicina, sono stati disegnati per superare i problemi legati alla resistenza ai macrolidi, essendo attivi anche nei confronti della maggior parte dei ceppi resistenti all’eritromicina. Per tali farmaci, recentemente, sono state già osservate resistenze in misura variabile in diverse aree geografiche [55- 57].

Nel caso di sinusite e otite media, considerata l’ampia diffusione di β-lattamasi tra gli agenti responsabili di queste patologie, come M. catarrhalis e in minor misura H. influenzae, i β-lattamici dovrebbero essere associati a un inibitore delle β-lattamasi, mentre, in tale contesto, rimane inalterato il ruolo dei macrolidi e dei chetolidi. Un discorso a parte merita il fenomeno della resistenza di S. pneumoniae, per il quale, in Italia, alla resistenza ai macrolidi di entità simile a quanto osservato per S. pyogenes, si è affiancata negli ultimi anni una resistenza alla penicillina in circa il 10% degli isolati [54, 58]. In definitiva, a causa dell’incremento di resistenze osservato negli anni, molti Autori concordano, più che in una limitazione d’uso, in un utilizzo più appropriato dell’antibiotico, tenendo sempre in considerazione non solo l’attività antimicrobica osservata, ma anche le caratteristiche farmacocinetiche e farmacodinamiche, soprattutto nel sito infetto. Recentemente, infatti, è stata osservata da diversi autori la capacità di alcuni antibiotici di indurre, in vitro, resistenza dopo ripetute esposizioni a concentrazioni antibiotiche crescenti [59-64]. È stato visto, inoltre, che a concentrazioni antibiotiche pari a quelle raggiungibili in vivo in diversi distretti corporei (plasma, tonsille, etc.) la capacità di indurre resistenza è diversa tra i vari antibiotici, anche all’interno della stessa classe [59, 60].

Alla luce della larga diffusione della resistenza a diversi antibiotici, è da più parti auspicato un attento uso di questi farmaci, mentre viene incoraggiato il ricorso a rimedi naturali o a prodotti caratterizzati da una provata azione antimicrobica, e da una scarsa capacità di indurre fenomeni di resistenza.

honey pot
SPETTRO D’AZIONE DELLA PROPOLI

Sebbene la mancanza di una standardizzazione metodologica per esprimere l’attività della propoli renda difficoltosa una comparazione tra i diversi studi, parecchie evidenze sperimentali hanno dimostrato l’ampio spettro d’azione della propoli, essendo attiva nei confronti di diversi batteri sia Gram positivi che Gram negativi, miceti, alcuni protozoi e vari virus [29, 65- 71]. Tra i batteri sensibili all’azione della propoli rientrano i principali agenti eziologici di infezioni delle vie respiratorie e del cavo orale, quali streptococchi, H. influenzae, M. catarrhalis, S. aureus sia meticillino-sensibili che meticillino-resistenti, Candida spp. e alcuni batteri anaerobi. L’attività verso questi microrganismi risulta batteriostatica a basse concentrazioni, ma battericida a concentrazioni più elevate. Differenti attività sono state inoltre riportate per propoli di diversa origine geografica o prodotte da specie apiarie diverse [9, 67, 69]. Differenze di attività tra estratti alcolici provenienti dalla Bulgaria e dal Brasile sono state osservate nei confronti di S. aureus, con concentrazioni minime inibenti (CMI) rispettivamente di 102,4 µg/mL e 1638,4 µg/mL, S. pneumoniae (CMI: 25,6 µg/mL vs 819,2 µg/mL) e Neisseria meningitidis (CMI: 12,8 µg/mL vs 102,4 µg/mL) (67). Analogamente, differenze nei valori di CMI sono state riportate nei confronti di S. aureus per estratti etanolici di propoli provenienti da zone continentali e mediterranee della Croazia (CMI: 0,89 ± 0,71 vs 5,68 ± 2,04 mg/mL, rispettivamente) [69]. L’ampia diversità di attività antimicrobica viene generalmente ascritta alla diversa composizione chimica delle propoli utilizzate nei diversi studi. Per questo motivo sarebbe auspicabile identificare alcuni parametri caratteristici per ciascun tipo di propoli cui riportare l’attività osservata, come ad esempio il contenuto in flavonoidi totali o in galangina, identificati quali principali responsabili dell’attività antimicrobica.

Recentemente diversi autori hanno messo in evidenza l’azione sinergica della propoli con diversi antibiotici nei confronti di S. aureus, impiegando molecole in grado di interferire con la sintesi proteica, quali clindamicina, tetraciclina, gentamicina [72]. Sinergia tra propoli e altri antibiotici è stata anche osservata nei confronti di Helicobacter pylori e Salmonella typhi [73, 74].

CONCLUSIONI

Le infezioni delle alte vie respiratorie ad eziologia batterica, virale o mista sono tra le più frequenti patologie infettive a livello comunitario in tutto il mondo. Diversi sono i virus ritenuti i principali agenti eziologici di tali infezioni, che possono manifestarsi secondo diversi quadri che vanno dal semplice raffreddore comune alla rinite alla sinusite, faringotonsillite o tracheite. Nonostante la prevalenza di infezioni virali, è frequente il ricorso alla terapia antibiotica allo scopo di evitare sovrainfezioni batteriche o complicanze post-infettive, come nel caso di infezione dovuta a S. pyogenes. Il largo impiego di antibiotici ha contribuito nel tempo all’insorgenza di ceppi batterici resistenti agli antibiotici, la cui diffusione pone un notevole limite alle opzioni terapeutiche disponibili per il trattamento di tali infezioni. Per fronteggiare questo fenomeno, che in alcune zone del mondo ha assunto negli anni dimensioni preoccupanti, si consiglia da una parte un uso avveduto degli antibiotici stessi, e dall’altra la rivalutazione di sostanze di origine naturale, da tempo impiegate nella medicina popolare, ma per le quali finora erano scarse le evidenze di efficacia. L’attività antimicrobica della propoli è stata evidenziata da diversi studi e la sua efficacia è dimostrata dal suo impiego nella tradizione popolare di diverse nazioni anche lontane tra loro. L’attenzione che negli ultimi anni ha ricevuto da parte di molti ricercatori nel creare valide alternative al trattamento antibiotico, ha recentemente portato allo sviluppo di nuove formulazioni allo scopo di migliorarne alcune caratteristiche biologiche e organolettiche.


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Il mondo della natura è in grado di regalarci delle sostanze dalle mille proprietà, una di queste è la propoli. Ovunque è possibile trovare un prodotto a base di propoli, ma non tutti hanno la stessa efficacia e sicurezza. La scelta di un prodotto che abbia un alto titolo garantisce ad esempio,la presenza di un’alta percentuale di principio attivo; scegliere dei prodotti con processi di lavorazione che mantengano inalterato il fitocomplesso ci porta ad avere altri livelli di sicurezza, soprattutto se parliamo di prodotti riservati ai bambini. La propoli infatti, è adatta ad adulti e piccini.

Dislipidemie e stile di vita

DISLIPIDEMIE E STILE DI VITA

 

Le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morbilità e mortalità nei paesi industrializzati. Ad esse contribuiscono più fattori di rischio, alcuni dei quali sono modificabili mentre altri no (Tab.1)

 

Tabella1: fattori di rischio cardiovascolare

NON MODIFICABILI

 

MODIFICABILI
Età: il rischio aumenta progressivamente con l’età

 

Fumo
Sesso maschile: gli uomini sono più a rischio delle donne, mentre nelle donne il rischio aumenta con il sopraggiungere della menopausa

 

Pressione arteriosa alta
Familiari: parenti con eventi cardiovascolari in età giovanile Diabete
Dislipidemie

 

 

 

Tra i fattori di rischio modificabili si trovano le dislipidemie: condizioni patologiche che si instaurano quando il contenuto di grassi nel sangue, come colesterolo e trigliceridi, raggiungono nel sangue valori anomali. Uno stile di vita sano e corrette abitudini alimentari costituiscono l’elemento chiave nella prevenzione delle dislipidemie.

Nel trattaerle si può ricorrere a sostanze di origine naturale come ad esempio il riso rosso fermentato, gli omega 3 e gli steroli vegetali.

 

Il riso rosso fermentato è che il riso comune (Oryza Sativa) fermentato da vari ceppi di Monascus purpureus, chiamato anche lievito rosso per via della sua colorazione; durante l’attività fermentativa questo lievito si arricchisce di monocoline, un gruppo di sostanze note per la loro capacità ipolipemizzante.

La monocolina K inibisce l’azione di un enzima l’HMG-CoA reduttasi (idrossimetilglutaril-CoA reduttasi) che interviene nel meccanismo di sintesi endogena del colesterolo. Inibendo questo enzima, il riso rosso fermentato provoca un abbassamento dei livelli del colesterolo totale accompagnato da una diminuzione cosiddetto “colesterolo cattivo” (LDL) e parallelamente un aumento del  “colesterolo buono” (HDL).  Inoltre, si osserva anche una diminuzione dei livelli dei trigliceridi nel sangue.


 

 

All’utilizzo del riso rosso fermentato possiamo associare l’assunzione di Omega 3

 

Tra le buone abitudini che si possono avere nella prevenzione delle dislipidemie c’è l’assunzione regolare nella dieta di prodotti ittici. I benefici che si possono trarre dall’olio di pesce sono molteplici; le proprietà nutritive di questo olio sono fornite dai grassi EPA (acido eicosapentaenoico) e DHA  (acido docosaesaenoico) che sono tra acidi grassi  Omega 3, necessari per la formazione di membrane cellulari e per il corretto sviluppo e funzionamento del sistema nervoso.

Gli Omega 3 favoriscono la diminuzione dei trigliceridi e del colesterolo LDL, aiutano nella prevenire le malattie degenerative, specialmente quelle cardiache, in quanto proteggono le pareti dei vasi sanguigni dalla formazione di placche aterosclerotiche.

 

 

Gi steroli vegetali o fitosteroli, infine,  possono anch’essi ridurre il livelli di colesterolo nel sangue. Sono composti simili al colesterolo e per questo competono contro il suo assorbimento da parte dell’intestino riducendo in modo dose-dipendente la percentuale di assorbimento. L’assunzione giornaliera di fitosteroli contribuisce alla riduzione delle colesterolemia totale e LDL.

 

La ricerca ha mostrato che alcuni integratori vegetali possono migliorare il profilo lipidico. Non va trascurato il ruolo della nutrizione, in quanto evidenze forti dimostrano che i fattori dietetici possono influenzare l’aterogenesi, sia direttamente sia attraverso la riduzione dei fattori di rischio tradizionali. Non a caso diverse linee guida evidenziano il ruolo chiave del cambiamento degli stili di vita.

Bibliografia e sitografia

Thopson Coon J, Ernest E. Herbs for serum cholesterol reduction: a systematic review J.Eam. Pract. 2003;52,468-478

Suniokai I, Hayama M, Laghi L, Donati F. Lipid-lowering effect of monascus garlic fermented extract (MGFE) in hyperlipidemic subjects Hiroshima J Med Sci. 2006;55,59-64

Cicero AF, Brancaleoni M, Laghi L, Donati F , Mino M. complement Ther.Med. 2005;13,273-278

Catapano AL, Reiner Z, De Backer G, Graham I et al. ESC/EAS guidelines for the management of dyslipidaemias The task Force for de management of the dyslipidemias of the European Society of Cardiology (ESC) and European Atherosclerosis Society (ESC) Atherosclerosis 2011;Jul;201(1):3-46

Fonti:

L’erborista

benessere360.com

viversano.net

curenaturali.it

8 metodi per essere più produttivi

NATURA MIX VITALITÀ CONCENTRATO FLUIDO è un prodotto 100% naturale indicato per supportare la memoria e le funzioni cognitive grazie alla presenza dell’estratto liofilizzato di Ginkgo.

 

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Come Perdere Peso

Si sente spesso parlare di perdere peso o come perdere peso ma a noi di Farmanatura, piace di più il concetto di controllo del peso, che è concetto cardine di ogni regime alimentare.

La maggior parte delle diete commerciali, ossia di quei regimi alimentari che riempiono i rotocalchi estivi, non hanno solide basi scientifiche e sfruttano l’ “effetto novità” e la voglia, da parte della gente, di apparire in forma per la prova costume.

Noi crediamo che questi tipi di diete per perdere peso, lascino il tempo che trovano perché è sotto gli occhi di tutti che durano il tempo di un’estate al mare e nulla più.

Con un approccio scientifico, però, non solo si possono raggiungere i risultati desiderati senza sovraccaricare l’organismo con diete iperproteiche o con forti restrizioni alimentari ma, cosa più importante di tutte, si possono consolidare nel tempo rimanendo perfettamente in salute.

Negli ultimi decenni, il concetto di caloria è stato quasi definitivamente accantonato e tirato in ballo solo in situazioni particolari in cui è ancora necessario indicare il potenziale calorico di un alimento.

Oggigiorno, infatti, il mondo scientifico si sta definitivamente orientando verso il concetto di “indice glicemico” o “IG” (abbreviazione di Glycemic index) che indica, per ogni alimento, la velocità con cui un alimento fa aumentare il quantitativo di glucosio (la cosiddetta “glicemia”) nel sangue.

Se mettiamo, infatti, in relazione la quantità glucosio nel sangue con il passare del tempo otteniamo, per ogni alimento, una curva a campana che rappresenta graficamente l’indice glicemico di quell’alimento.

Essenzialmente, ogni alimento può essere classificato con:

  • indice glicemico molto basso (IG < 40);
  • indice glicemico basso (40<IG<50);
  • indice glicemico medio (50<IG<70);
  • indice glicemico alto (IG>70).

Quando si ingerisce del cibo, i carboidrati in esso contenuto fanno aumentare la quantità di glucosio nel sangue; a questo punto, al fine di mantenere l’omeostasi ossia al fine di riportare la quantità di glucosio nel sangue a livelli normali, il pancreas secerne insulina che converte il glucosio in grasso o adipe: avere valori alti di insulina nel sangue risulta difficile perdere peso.

Questo è il meccanismo, descritto in maniera semplicistica, con cui si mettono i chili di troppo.

La cosa migliore da fare, quindi, è mangiare alimenti in quantità inversamente proporzionale all’indice glicemico; quindi, maggiore è l’indice glicemico di un alimento e minore è la quantità in grammi che se ne può mangiare in un singolo pasto.

La tabella degli indici glicemici è facilmente scaricabile da qualsiasi sito che si interessi, in maniera seria, di nutrizione; così facendo, si evita il fenomeno del “picco glicemico” che corrisponde, necessariamente, ad un aumento della massa adiposa per conversione di glucosio in grasso. Seguendo questo approccio scientifico sarà quindi possibile tenere sotto controllo il peso, raggiungere i risultati desiderati e soprattutto, rimanere in perfetta salute.

Il personale dei punti vendita Farmanatura è altamente specializzato e pronto a seguire chi vuole intraprendere un programma completo di controllo del peso corporeo, aiutando a comprendere tutti i meccanismi fisiologici che portano ad accumulare massa grassa corporea, o viceversa, a perdere peso, e creando un supporto per attuare un modello di alimentazione consapevole.

Obesità e sovrappeso sono ormai riconosciuti anche dall’OMS come un problema di salute pubblica in molti paesi industrializzati ed è proprio per questo che il personale Farmanatura supporta i propri clienti nella sfida più difficile: quella di modificare il proprio stile di vita, e quindi l’alimentazione, suggerendo, quando necessario, l’assunzione di integratori naturali specifici che favoriscono la riduzione del peso corporeo e la circonferenza ombelicale, controllando i picchi glicemici dopo pasto e quindi utili nel trattamento del sovrappeso e dell’obesità.